Come capire davvero gli orari del mattino (senza organizzare tutto in funzione del fotografo)

La domanda arriva quasi sempre, ed è giustissima:

“Riccardo, a che ora verrai a casa a fare le foto?”

Ve lo dico subito, così togliamo il dubbio alla radice:
io non organizzo il matrimonio in funzione del mio arrivo. Faccio il contrario.

Il mio lavoro non è farvi recitare una giornata costruita intorno al fotografo. Il mio lavoro è raccontare bene quello che succede davvero. E per farlo, devo rispettare il ritmo reale del vostro matrimonio: gli orari del trucco, dei capelli, della vestizione, dei trasferimenti, della cerimonia e di tutti i professionisti che stanno lavorando con voi.

In pratica, io non sono quello che impone il tempo. Sono quello che lo legge, lo capisce e lo trasforma in racconto.

Quindi, come si risponde davvero alla domanda sugli orari?

Si parte da una cosa molto semplice: l’orario in cui dovete essere in location (o in chiesa) per la cerimonia.

Da lì si fa un calcolo pratico, senza ansia e senza formule strane:

  1. Si prende l’orario della cerimonia (o l’orario in cui dovete essere già lì pronti).
  2. Si calcola il tragitto con Google Maps.
  3. Si aggiungono 15 minuti di margine per gli imprevisti.
    Perché gli imprevisti non avvisano: traffico, ascensore occupato, una scarpa da cercare, uno zio che sparisce proprio nel momento sbagliato… classico.
  4. A questo punto avete l’orario in cui bisogna scendere da casa.
  5. Da quell’orario togliamo circa 30 minuti (di solito bastano) per le foto con amici e parenti, qualche foto appena vestiti, due immagini “ufficiali” fatte bene senza correre.

Ed ecco il punto più importante: l’orario che viene fuori è quello entro cui lo sposo e/o la sposa devono essere pronti davvero.
Questo è l’orario utile da comunicare a chi si occupa di trucco e parrucco.

Spesso, quando facciamo questo passaggio insieme, succede una cosa bellissima: si abbassa l’ansia.
Perché finalmente gli orari non sono più “a sentimento”, ma hanno una logica. E quando gli orari hanno una logica, il giorno del matrimonio si vive molto meglio.

Ora arriva la seconda domanda, quella vera, quella che conta:

“Ok Riccardo… ma tu a che ora arrivi davvero?”

Io arrivo almeno 1 ora e mezza prima dell’orario ufficiale.

E no, non perché vi devo tenere fermi a fare foto per un’eternità.
Arrivo prima perché il racconto non inizia quando siete già perfetti e pronti a uscire. Il racconto inizia molto prima.

Inizia nelle vibrazioni della casa.
Negli sguardi.
Nel modo in cui una stanza cambia quando il momento si avvicina.
In una mano che sistema un colletto.
In una mamma che fa finta di essere tranquilla.
In un amico che scherza per rompere la tensione.

Io ho bisogno di entrare in quel ritmo con discrezione, di creare un legame emotivo con quello che sta succedendo, di diventare un tutt’uno con l’ambiente. È proprio questo che mi permette di raccontare senza “inquinare” la storia, senza forzarla, senza trasformare tutto in una sequenza di pose.

La buona notizia è che non dovete fare questi calcoli da soli.

Qualche settimana prima del matrimonio faremo un incontro proprio per questo: costruiremo insieme una scaletta realistica, pensata sulla vostra giornata, sulle vostre abitudini, sui tempi veri della location e su quello che per voi è importante. Se ci tenete a fare alcune foto con persone precise, o volete ritagliarvi qualche minuto appena vestiti, lo inseriamo senza problemi. Di solito parliamo di una mezz’ora, fatta bene, senza stress.

L’obiettivo non è riempire la giornata di foto.
L’obiettivo è farvi vivere la giornata nel modo giusto, e raccontarla nel modo più vero possibile.

Se ti va, scrivimi e dimmi che ne pensi di questo approccio agli orari.
Ti rassicura? Ti crea qualche dubbio? Hai già in mente un momento a cui tieni particolarmente durante i preparativi?

Puoi rispondermi anche con un messaggio semplice, senza formalità.
Così iniziamo a costruire la vostra mattina nel modo giusto, insieme.